Chi sono

Sognatore innamorato del proprio sogno, appassionato alla cura del dettaglio che si concretizza in pezzi unici

Il primo ricordo che ho di me è del bambino che ero: accasciato sul lavello della cucina, impasticciato dai colori, alla ricerca di evasione, di nuovi mondi, di nuove realtà. Indole che non mi ha mai abbandonato.

Quando si dice che crescendo si perdono sogni e speranze, io vorrei rispondere che dipende… da quanto corri, da quanti limiti hai e da quanto sei capace nel superarli. Oltre. È la chiave, è lì che sono sempre voluto andare. È lì che sono adesso.

Nelle mie radici è stato sempre intrinseco il bisogno di creare, costruire, ed il farlo attraverso la pelle. 

L’impugnatura stretta di mio nonno al martello, e il suo modellare il ferro. Il suono ritmato della macchina da cucito di mia zia nel giuntare la tomaia delle scarpe. Il fiato, inalato e caricato direttamente dal cuore, incanalato in una tromba da mio zio, e i suoi tour, miti fantastici chissà dove, con chissà chi.

Loro erano l’ispirazione con cui io partivo ogni giorno, con la mente.

Crescendo, la sinfonia di quell’astronave che tanto coloravo e costruivo, mi ha portato a sognare di fronte alle vetrine dove gli strumenti avevano un bagliore.

L’idea di mettere insieme una band mi ha fatto conoscere la fatica di conquistare ogni tassello, e se ci penso, sono ancora quel ragazzo che tiene l’orecchio incollato al basso per poterne sentire appena le note. Non avevo ancora un amplificatore, ma almeno sapevo chi volevo essere, e soprattutto sapevo il come: suonando.

Esibizioni e concerti sono state le tappe del mio percorso, fatto da studi artistici, dalla premura di esprimersi e del farlo sempre ad alta voce. Ad alto volume.

E il bisogno intrinseco di trasmettere ed esibirmi è diventato piano piano realtà.

Di giorno l’accademia d’arte, di notte sul palco. Maturando scelsi anche, o meglio di nuovo, la pittura, come se non mi ci fossimo mai allontanati, come amici. Io la fonte, lei il mezzo.

Il brusco scontro con la realtà difficile ha svenato le mie corde, solo ora mi rendo conto però che non è mai riuscita a soffocare il mio estro.

Anni fa con la mia intraprendenza artistica non guadagnavo abbastanza, così dovetti trovare lavoro, adeguarmi a un mondo che non ho mai sentito mio.

Trovai un posto da magazziniere per un’azienda d’alta moda, senza scovare subito il modo per sentirmi vivo. Solo nei mesi a seguire, iniziai a vedere i prodotti che maneggiavo come pieni di anima, pulsanti.

Studiando diventai modellista tecnico della calzatura, e al contatto con materiali puri e grezzi mi sentii rinascere. La precisione della lavorazione in ogni singolo dettaglio di pellame mi affascinava.

Poi, la vita mi stupì ancora, inaspettatamente e con potenza mi mise alla prova come modellista vero e proprio e da allora lo stile e l’artigianalità che tanto mi avevano folgorato, beh, non mi hanno più lasciato.

E poi? Perché proprio una linea personale di tracolle per strumenti?

Perché dovevo unirmi. Conducevo due vite separate. Di nuovo, di giorno un lavoro, mi sentivo appagato ma mi divideva dalla musica e dal disegno, sentendomi così senza tutte le mie sfumature. È questione di mancanze, di amore e di necessità viscerale. Voglio solo continuare, insomma, a viaggiare. Oltre.

Divise le mie passioni a tal punto da rimpiangere una in mancanza dell’altra, e viceversa, lo stress era talmente alto da ingabbiarmi. Mi resi conto che, però, esisteva un punto dove tutto poteva coesistere, con la stessa frequenza ed intensità.

Musica, intuizione creativa, disegno, pittura, progettazione, e potrei continuare. Ho voluto costruire un cammino, cercando imperterrito quella combinazione, pezzi di puzzle in coesione, così da far finalmente uscire lo stilista esuberante. Il musicista. Il pittore.

Utilizzando la pelle e i materiali da cui mi sono tanto lasciato incantare, con il loro odore, scegliendo di farmi affiancare da artigiani esperti, ho potuto concordare il concetto di pezzi pregiati e unici, precisi in ogni forma e ricamo.

Thomas